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Scavi | Ventimiglia

VentimigliaScavare e (ri)scavare le Terme di Albintimilium–Ventimiglia (IMPERIA)
Le indagini archeologiche presso le Terme di Albintimilium (Ventimiglia) si inseriscono in un ampio e articolato progetto di studio avviato nel 2016 tra il Dipartimento di Studi Storici (Università di Torino) e la Soprintendenza Archeologica della Liguria (attualmente trasformatasi in Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le provincie di Imperia e Savona), per riesaminare il complesso termale di Albintimilium, parzialmente scavato da Nino Lamboglia durante gli anni Cinquanta e Settanta dello scorso secolo ma che manca oggi ancora di una revisione completa dei dati di scavo e di un’analisi
esaustiva di tutti i materiali provenienti dal deposito stratigrafico.
Delle Terme pubbliche di Albintimilium, la cui costruzione è fatta risalire alla metà del I secolo d.C. con una continuità d’uso almeno fino al V secolo, si conoscono attualmente due settori. Il primo, quello più orientale, si trova in prossimità del dismesso ospedale di Santo Spirito ed è costituito da due ambienti contigui con pavimenti a mosaico e da un terzo vano a
ipocausto.
Il secondo, attualmente inserito nell’Area archeologica di Nervia, e oggetto di indagine da parte di una équipe di UniTO (prevalentemente formata da studenti della Laurea Magistrale in Archeologia e Storia antica), consiste di una serie di vani, otto in tutto, che occupano l’angolo sud-occidentale del settore urbano, in immediata continuità con il Teatro ed in prossimità della cinta muraria.
La prima fase di studio, preceduta da un attento riesame di tutta la documentazione originale disponibile, ha visto l’elaborazione di una nuova e dettagliata analisi stratigrafica muraria delle strutture esistenti, a cui è seguita, parallelamente, una nuova catalogazione e inventariazione del materiale scavato, attualmente in corso di studio con la realizzazione di un database informatico.
La seconda parte della ricerca è coincisa con due indagini archeologiche (campagne 2018 e 2019), concentrate in quei settori dove le ricerche di Nino Lamboglia si arrestarono prima del completamento dell’esame del deposito archeologico (vani III, VII e VI). I nuovi dati ottenuti dalle analisi delle strutture e dagli scavi eseguiti dal Dipartimento di Studi Storici, hanno permesso di riconsiderare le informazioni raccolte sul complesso nel corso dei precedenti interventi e di ridefinire in modo preliminare tutto il contesto in una serie di fasi, rivalutando parzialmente quanto sostenuto da Lamboglia e permettendo di proporre contestualmente nuovi scenari.
Uno dei dati preliminari più significativi nella comprensione di questa area archeologica è rappresentato dall’attribuzione dell’apparato riconducibile a impianti di balneazione oggi a vista (pavimenti a ipocausto dei vani I e II) a una fase di ristrutturazione successiva a quella originaria. Questa ipotesi sembra essere fortemente indiziata sia dalla realizzazione
delle vasche nel vano II – precedentemente doveva esserne sprovvisto – identificate dal Lamboglia e collocate forzatamente nel vano attraverso la modifica della tessitura muraria precedente, sia dalla struttura del vano I, privo apparentemente di sistemi di coibentazione (a differenza del vano II) e con tracce evidenti di intonaco ancora conservato sulle pareti al
di sotto del piano pavimentale.
Inoltre, i praefurnia oggi in luce nei vani VII e V (rispettivamente funzionali al riscaldamento dei vani I e II), mostrano chiaramente segni di recenziorità rispetto alla struttura originaria, con apprestamenti ricavati intervenendo in modo significativo sulla tessitura muraria preesistente e con sistemazioni strutturalmente approssimative. Quest’ultima evidenza, inizialmente emersa durante la lettura stratigrafica dell’edificio, ma in seguito confermata dall’indagine archeologica, è contraddistinta da un’evidente azione di abbassamento dei piani dei vani V, VI e VII, praticata per il trasporto e la messa in opera dei grandi blocchi di arenaria impiegati per la costruzione dei due nuovi praefurnia e che comportò una rasatura a quota più bassa delle soglie e la demolizione e defunzionalizzazione delle canalette di scolo utilizzate nella fase precedente per il deflusso delle acque dai vani I e II.

Un altro dato particolarmente interessante è emerso dal vano III, collocato nel settore sud-orientale del complesso e indagato da Lamboglia solo attraverso sondaggi superficiali.
L’esaurimento della stratigrafia presente, limitata a una piccola porzione del vano a causa del proseguimento di quest’ultimo sotto una via pedonale (Vico del Pino), ha infatti permesso di attribuire all’ambiente la funzione di sala riscaldata, identificata nei resti parzialmente conservati degli elementi strutturali/funzionali del sistema a ipocausto (sottopavimento e suspensurae); alla luce dei dati disponibili si può ipotizzare che il vano fosse verosimilmente in funzione già nel progetto originario dell’impianto termale, tuttavia la sua continuità d’uso nel corso delle successive fasi di vita del complesso resta tuttora
da verificare.
Per l’edificio termale rimangono ancora aperte le problematiche relative alla funzione dei vani I e II nella fase originaria (presenza di una o più vasche), alla localizzazione del primo impianto di riscaldamento e in generale al sistema di adduzione/smaltimento dell’acqua nel corso delle diverse fasi di vita dell’edificio. Interrogativi che si auspica possano trovare
risposta sia con il proseguimento dello scavo nei vani indagati nel corso delle precedenti campagne (vani VII e VI) sia con l’indagine mirata in settori mai esplorati da Lamboglia, come il vano IV. Le attività di scavo previste per il 2021 prevedono la possibilità di scavo di una parte dell’Intervallum, anch’esso solo parzialmente effettuato, attività molto importante poiché potrebbe restituire tracce della frequentazione altomedievale delle Terme.
Nel triennio 2016-2019 nel Laboratorio di Archeologia Cristiana e Medievale della Laurea magistrale in Archeologia e Storia antica (Dipartimento di Studi Storici), è nato il Progetto Rielaborazione Scavi e Materiali Archeologici; (PRiSMA). Le attività, nelle quali sono state impegnati studenti della medesima Laurea Magistrale hanno previsto la restituzione grafica, fotografica, la riclassificazione e lo studio di tutto il materiale romano, tardoantico e altomedievale provenienti dagli scavi delle Terme occidentali di Albintimilium avvalendosi degli studenti della Laurea Magistrale di UniTo e di qualificati colleghi di altri enti
universitari.
Con il completamento degli studi specialistici e dei dati inseriti nel database sarà possibile analizzare i reperti sia in relazione tra loro che con il contesto di ritrovamento, formulare adeguate ipotesi di ricerca e proporre una rilettura del sito. Lo studio dei reperti provenienti dagli scavi delle Terme, classificati ed inseriti nel database, potrà fornire elementi di comparazione con gli stessi materiali, ma provenienti dagli scavi precedenti, ed insieme fornire una comprensione più precisa della stratigrafia lambogliana.

Ultimo aggiornamento: 28/10/2020 16:43